125 ANNI DALL’ARRIVO IN TERRA SANTA

125 ANNI DI PRESENZA COME SPERANZA RADIOSA NELL’HORTUS CONCLUSUS DI ORTAS, IN PALESTINA

La presenza delle Figlie di Nostra Signora dell’Orto, da 125 anni, ad Artas (Ortas), vicino a Betlemme, è stata un faro di luce, illuminando il cammino di innumerevoli vite sia in Palestina che all’estero. Questo Giubileo non è solo una celebrazione del tempo, ma una testimonianza dello spirito duraturo di amore, resilienza e servizio dedicato che definisce il carisma, la spiritualità e la missione delle suore. La loro eredità continua attraverso l’insegnamento, l’assistenza infermieristica, la guida spirituale e la cura del frutteto e della natura.

Il termine latino Hortus Conclusus significa “Giardino Recinto”. Il monastero si trova nella valle del villaggio di Artas, a sud di Betlemme, in una zona agricola dai paesaggi mozzafiato. Nel 1885, Mariano Soler, sacerdote di Montevideo in America Latina, visitò questo luogo e rimase profondamente colpito dalla sua bellezza, dal suo fascino e dalla sua ricca storia, ispirato dalle parole del Cantico dei Cantici 4:12, che descrive il “Giardino Recinto”.

Commosso da questa ispirazione biblica, decise di raccogliere fondi per acquistare il terreno e fondare un monastero per la Congregazione delle Figlie di Nostra Signora del Giardino, come segno di gratitudine per il loro servizio dedicato in America Latina.

Nel frattempo, fu nominato arcivescovo di Montevideo, vi fece ritorno nel 1897, acquistò il terreno e pose la prima pietra. La costruzione proseguì per quattro anni, fino al 1901, quando il monastero fu completato e la missione ebbe inizio.

Riflettendo sullo straordinario percorso delle suore di Hortus Conclusu, ricordiamo che il “Giardino Recinto” ha da sempre un significato simbolico e spirituale. Nella comunità araba locale, il luogo è ancora conosciuto come “Bustan Suleiman”, che significa “Giardino di Salomone”. Per i cristiani, tuttavia, essa riveste un significato spirituale più profondo: rappresenta la Vergine Maria, il Giardino Celeste, attraverso la sua immacolata purezza e pienezza di virtù.

L’icona carismatica di Maria “Hortus Conclusus, Fons Signatus” è affiancata da due figure legate ai due santuari: Antonio Gianelli (1789-1846) e Mariano Soler (1846-1908). Questi due sacerdoti erano in linea con il culto di Maria professato dai Padri della Chiesa; un culto che spesso risuona nelle loro parole. Nel Santuario di Chiavari, Antonio Gianelli benedisse la pietra angolare del pronao nel 1836. Nel Santuario dell’Hortus Conclusus, nel 1897, Monsignor Soler è il mentore profetico che considera le figlie di Maria le elette per mantenere vivo il fuoco missionario e mariano nella terra biblica, la terra di Maria e del Verbo fatto carne.

Incastonata tra due montagne parallele, la valle di Artas è un luogo dove gli ulivi sussurrano al vento e la campana della cappella suona l’Ave Maria da 125 anni. Ogni rintocco non segna solo il trascorrere del tempo, ma anche la presenza duratura delle missionarie gianelliane provenienti da Argentina, Uruguay, Italia, Turchia, Libano, Armenia, Giordania, Israele, Palestina e India, che si sono dedicate alla pastorale, all’educazione e all’assistenza infermieristica in questa terra storica e santa.

UNA FIAMMA CHE ANCORA ARDE

Mentre celebriamo 125 anni di presenza a Ortas, non si tratta solo di storia, ma di una fiamma viva. Esprimiamo la nostra gratitudine alle suore pioniere che hanno lavorato con abnegazione e il cui servizio dedicato continua a ispirarci e a ricordarci che anche in terre segnate dalla lotta, le radici possono affondare in profondità, i rami possono estendersi ampiamente e i frutti di una vigile carità evangelica possono fiorire. Attraverso guerre, sconvolgimenti politici e cambiamenti sociali, le suore sono rimaste fedeli alla spiritualità. Il loro frutteto divenne un santuario, un luogo di preghiera per pellegrini, abitanti del villaggio e stranieri che godevano della loro ospitalità e accoglienza.

 

LA PRESENZA CRISTIANA

A Betlemme, dove i cristiani, scoraggiati dalla situazione sociale, preferiscono emigrare in cerca di nuove opportunità e dove la popolazione è prevalentemente musulmana.

 

L’EDUCAZIONE PER I BAMBINI MUSULMANI

Nell’area circostante Ortàs, presso la scuola materna annessa al Santuario “Hortus Conclusus”, i musulmani di Ortàs hanno imparato ad amare la Madonna; passando, salutano forse da lontano la figura biblica di Maria che dalla piazza del Santuario guarda verso la città. Un’educazione di qualità basata su valori che contribuiscono a costruire la pace, al di là della diversità religiosa.

Le orme inalterate dell’Amore e del Servizio a Ortàs.

I volontari della Famiglia Gianelliana, provenienti da Italia, Portogallo e Spagna, vengono qui durante la stagione della raccolta delle olive per offrire il loro aiuto in opere di carità.

 

ATTIVITÀ DEI COLONI E RESTRIZIONI DI ACCESSO

La Comunità delle Suore condivide la difficile situazione attuale che la presenza dei coloni israeliani comporta per il popolo palestinese. Il Santuario (in particolare la montagna) si trova in una zona di conflitto considerata dai nuovi residenti come propria proprietà terriera.

 

TAPPE FONDAMENTALI DEL SANTUARIO DI HORTUS CONCLUSUS

(1901-2026)

  • 1885 – Padre Mariano Soler visitò la Palestina e il villaggio di Artas.
  • 1890 – L’arcivescovo si recò in Turchia a cavallo per ottenere il permesso di acquistare il terreno, poiché la regione era sotto il dominio ottomano.
  • 1901 – Le suore giunsero a Ortas via mare dall’Argentina (3), dall’Uruguay (3) e dall’Italia (3).
  • 1901 – Fu aperto un dispensario come servizio di assistenza medica per gli abitanti del villaggio. (Nel 2010, in commemorazione del 400° anniversario dell’apparizione della Madonna, la Diocesi di Chiavari collaborò all’inaugurazione di una stanza specifica per l’assistenza ai malati.)
  • 1903 – Fu fondato un orfanotrofio per i bisognosi.
  • 1908 – L’arcivescovo Mariano Soler affidò i lavori del santuario alla Madre Generale Giuseppina Gibelli.

 

Ortas, santuario del culto di Maria Hortus Conclusus

Santuario delle opere di misericordia, della carità che dona senza chiedere nulla in cambio; dono della carità di Cristo ai musulmani.

Devozione mariana e carità instancabile: il connubio di Ortas esprimeva così bene lo scopo e lo spirito della Congregazione. Madre Gibelli

 

  • 1916 – Durante la Prima Guerra Mondiale, le suore tornarono a Roma per ordine delle autorità; il parroco, padre Salvatore Bandak, e le sue due suore si presero cura del santuario.
  • 1955 – Le suore furono invitate dall’Ordine Francescano ad assistere gli anziani della società caritatevole Antoniana di Betlemme.
  • 1970 – Una statua della Madonna, portata dall’Italia, fu eretta di fronte alla chiesa dal cappellano, padre Salvatore Bandak.
  • 1974 – Fu istituito un Asilo Nido, che fornì il primo ambiente di apprendimento strutturato per i bambini del luogo.
  • 2012 – Inaugurazione della Casa di Ritiro Spirituale “Oasis Hortus Concursus”.
  • 2025 – Fu aperta una “Fattoria Educativa” per sostenere gli studenti con maggiori difficoltà.

 

Questo servizio dell’Orfanotrofio terminò nel 2006 per lasciare spazio all’apertura della Casa di Ritiro Spirituale “Oasis Hortus”.

A causa di alcune problematiche sociali, l’Asilo Nido dovette chiudere nel 2024. L’edificio è stato riorientato per fornire un luogo di attività spirituali per le comunità cristiane.

ACCENDERE LA SPERANZA DAI “FRAMMENTI” NELLA CITTÀ DEL PANE
Società caritatevole antoniana – 1955-2026

Le suore pioniere di Roma raggiunsero Betlemme, luogo di nascita in Palestina, con molte difficoltà e disagi, passando per il Libano. Furono accolte con gioia nella comunità del santuario di Hortus Conclusus.

Le suore iniziarono il loro servizio disinteressato alla Società caritatevole antoniana di Betlemme il 21 novembre 1955, in particolare per gli anziani e le donne sole che non erano più in grado di prendersi cura di sé. Le suore continuarono con tutto il cuore a servire la società con grande gioia, amore e molteplici sacrifici per il benessere degli anziani. Hanno un programma giornaliero per la loro crescita olistica. I sacerdoti vengono ogni giorno dalla parrocchia per celebrare la santa eucaristia.

Nel 1967 scoppiò la guerra, seguita da vari periodi di crescente libertà [Intifada] e tuttora continua un’ondata di guerre per varie questioni politiche. Nel 2019, anno in cui la pandemia di Covid-19 ha colpito il paese e colpito molte vite, inclusa quella di Suor Catrina, ogni sofferenza e situazione difficile è stata affidata alla divina provvidenza di Dio e della Madre Maria, che non ha mai deluso né affievolito la nostra speranza in Dio.

Ci apprestiamo a celebrare il nostro 70° anno di servizio per i fratelli anziani con gioia e amore, rispondendo all’amore di Dio e al carisma del fondatore Sant’Antonio Gianelli. Oggi la società è ben arredata e sviluppata, con sistemi ben attrezzati per ospitare quasi 50 persone. Riconosciamo nella società molte persone provenienti da diverse parti del mondo, istituzioni e comunità locali che offrono generosamente le loro risorse per la casa di riposo.

CONCLUSIONE

La straordinaria storia delle suore di Artas e Betlemme è più di una cronaca di anni; è una testimonianza della grande fiducia in Dio, della devozione mariana e della perseveranza nella chiamata divina in una terra spesso segnata da lotte e sfide, guerre, cambiamenti politici e globali. Le suore sono rimaste salde nella loro passione per la missione di amore e servizio.

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